ShowGuide_2025

SOMMARIO 19-20 Novembre 2025 SHOW GUIDE Il Making Cosmetics celebra i suoi 12 anni di vita. Dodici come i mesi dell’anno, i segni zodiacali, le fatiche di Ercole. Dodici come il numero di rose rosse che si donano. Sì, perché negli anni questa fiera, un unicum a livello europeo in grado di unire mondo cosmetico e nutraceutico, ha saputo crescere e conquistare la stima, la considerazione e, perché no, affetto e simpatia di chi ha avuto modo di viverla. Per l’edizione 2025 il Making Cosmetics – in-Vitality si è cambiato d’abito, una nuova location, la Fieramilano Rho, nel solco della tradizione che vede questo evento in moto perpetuo perché, come diceva Steve Jobs, è l’innovazione lo spartiacque tra leader e followers. Dodici anni che il gruppo Teknoscienze è lieto di festeggiare al fianco di Making Cosmetics per cui cura fin dalla prima edizione l’organizzazione della conferenza scientifica e che dal 2017 confeziona lo Show Guide che avete ora tra le mani. La conferenza scientifica, organizzata da Teknoscienze e SICC, ha lo scopo di condurre per mano i visitatori raccontando tutti gli step per la realizzazione di un prodotto cosmetico: dalla progettazione fino al packaging e al suo riutilizzo. Quest’anno seguiremo il percorso del make-up. In apertura della due giorni la presentazione di Cosmetica Italia dei dati di mercato del settore a cui seguirà una panoramica sui trends, la scelta degli ingredienti, la presentazione di approcci innovativi alla formulazione, la valutazione della sicurezza, il ruolo degli aromi e le sfide normative che segnano il futuro del make-up. Nella seconda giornata il focus sarà sulla produzione e lo scaling up con una particolare attenzione a macchinari, claims e test di efficacia e stabilità. Previsti inoltre interventi dedicati all’ambito legislativo e all’intelligenza artificiale. Oltre a Cosmetica Italia interverranno le associazioni di settore come Mapic, EFfCi, Istituto Italiano Imballaggio, AISPEC e alcuni tra i più importanti cosmetologi, esperti provenienti dal mondo accademico, industriale e professionale. Lo Show Guide ha lo scopo di accompagnare il lettore/visitatore, fisicamente e concettualmente, nella ‘cittadella’ del Making Cosmetics, tra gli stand del padiglione, tra espositori e conferenze. Una guida spaziale, con una utilissima piantina ‘salva energie’ per orientarsi, ma anche temporale, con il programma dettagliato della due giorni per non perdersi nessuno dei tanti appuntamenti, e l’elenco integrale degli espositori. Lo Show Guide non è un opuscolo ‘usa e getta’, al suo interno troverete articoli di approfondimento e rubriche emanazione delle nostre riviste Beauty Horizons e Nutra Horizons che potrete consultare, per ulteriori spunti, sul nostro sito. Il Making vi aspetta, buona lettura e buona fiera Versione digitale Carlo Intini CEO, TKS Publisher 1 EDITORIALE C. Intini 4 BEYOND THE TARGET: L’EVOLUZIONE NEL MARKETING COSMETICO E. Casale, M. Meduri 10 RUBRICA: E ADESSO MAKE UP! G. Viscardi 12 LA GRANDE MADRE E IL VIANDANTE - NUOVE ETICHE PER LA BELLEZZA RIGENERATIVA Bregaglio 14 INTERVISTA A FEDERICO PIVA, PRESIDENTE, MAPIC BOARD MEMBER, EFFCI 18 PROBIOTICI E POSTBIOTICI: IL FUTURO DELLE STRATEGIE DI MODULAZIONE DEL MICROBIOMA INTESTINALE S. Turro 20 GLI INTEGRATORI ALIMENTARI SONO SEMPRE SICURI? R. Colombo 22 EXHIBITOR LISTS 25 FLOOR PLAN 26 AGENDA 34 MUSCOLO SCHELETRICO, COMPOSIZIONE CORPOREA E “HEALTHY AGEING”: DIETA, ATTIVITÀ FISICA E INTEGRAZIONE NUTRACUTICA S. Acquadro, V. Quintiero, O. Crisafulli, E. Lavaselli, G. D’Antona, M. Negro 38 INTERVISTA A PAOLO MERLANO, PRESIDENTE, GRUPPO AROMI E FRAGRANZE (FEDERCHIMICA AISPEC), ITALIA 40 NUTRIZIONE E NUTRACEUTICA PERSONALIZZATA: LE SFIDE REGOLATORIE L. Bucchini 42 INTERVISTA A MICHELE SUPERCHI, GLOBAL VICE PRESIDENT, BEAUTYSTREAMS 44 SEPHORA KIDS: IL FENOMENO DEI PRODOTTI COSMETICI PER ADULTI USATI DA BAMBINI E PREADOLESCENTI E. Gavino Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025

4 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 Beyond the target: l’evoluzione nel marketing cosmetico Il marketing cosmetico sta attraversando una profonda evoluzione: dall’omologazione alla celebrazione autentica della diversità. L’inclusività — in termini di genere, etnia, abilità e identità — non è più un semplice trend, ma una risposta concreta alle aspettative di consumatori sempre più consapevoli. È questa crescente domanda sociale a rendere l’inclusione una leva strategica per la reputazione e la competitività dei brand. Attraverso esempi concreti, dati di mercato e nuove metriche di valutazione, l’articolo esplora il confine tra inclusività autentica e tokenismo, sottolineando l’importanza della coerenza tra valori aziendali e comunicazione. Per costruire una bellezza davvero rappresentativa, serve un approccio strutturale che integri politiche DEI, co-creazione e innovazione inclusiva. Solo così il settore potrà guidare un cambiamento culturale reale. Abstract Marketing inclusivo ELISABETTA CASALE Farmacista cosmetologa & Cosmetic designer | Italia Farmacista cosmetologa, cosmetic designer. Aiuto le aziende a sviluppare prodotti e a comunicarli. Realizzo corsi su cosmesi e tecniche di vendita del cosmetico. Docente presso COSMAST e SPC Università di Ferrara, Master Beauty and Wellness IULM e Master di Farmacia Oncologica Università di Milano. MIRIAM MEDURI Product Developer, Mktg Industry | Italia Laureata in Farmacia, mi sono specializzata al Cosmast di Ferrara nel Marzo 2024. Ho lavorato nel Product Management per un’azienda siciliana e ora sono Product Developer in un'azienda di Crema. Vedo il settore cosmetico come molto più di un semplice mercato: un’opportunità per guidare cambiamenti culturali, promuovere una bellezza autentica e rendere l'etica e la sostenibilità pilastri dell'innovazione. PARITÀ DI GENERE Articolo pubblicato su Beauty Horizons Inquadra il QR code per consultare la versione digitale. KEYWORDS DEI (Diversity, Equity & Inclusion) Comunicazione Autenticità Tokenismo INTRODUZIONE – IL MARKETING CHE CAMBIA VOLTO In un mondo dove le identità si moltiplicano e si intersecano, il marketing non può più permettersi di parlare a “target” rigidi e prestabiliti. Il settore cosmetico, storicamente fondato su codici binari e modelli di bellezza stereotipati, sta vivendo una trasformazione radicale (1). Negli ultimi anni, il concetto di inclusività ha assunto nuovi significati: dall’accessibilità fisica e sensoriale, fino alla rappresentazione di identità di genere fluide, differenti tipi di corpi ed etnie, canoni di bellezza non convenzionali (2). La spinta verso una bellezza più rappresentativa risponde a una crescente consapevolezza culturale, ma anche a un’esigenza economica concreta: i brand inclusivi crescono 1,5 volte più velocemente rispetto a quelli percepiti come meno inclusivi (3). L’inclusività non è più un trend effimero, ma una necessità sociale e strategica. E con essa cambia anche la grammatica del marketing: parole, immagini e codici visivi si riscrivono per essere più accoglienti, rispettosi e autentici (4). Tuttavia, nonostante le iniziative dei brand sembrino orientate verso la diversità e l’inclusione, è importante interrogarsi sulla loro autenticità. In molti casi, tali pratiche rischiano di ridursi a un semplice ‘tokenismo commerciale’, uno sforzo superficiale per apparire inclusivi e prevenire accuse di discriminazione, piuttosto che riflettere un impegno reale verso il cambiamento sociale (5). DOMANDA D’INCLUSIONE: DATI ALLA MANO Il linguaggio e la rappresentazione visiva sono strumenti potenti: possono includere o escludere. Sempre di più i consumatori contemporanei desiderano vedere una bellezza più inclusiva e realistica: il 25% della Gen Z si sente, infatti, escluso e non rappresentato dalle pubblicità beauty, mentre il 43% degli acquirenti di prodotti cosmetici (per il 50% donne e per il 35% uomini) dichiara di voler vedere rappresentate diverse forme di bellezza nelle pubblicità. Questo trend riflette una crescente consapevolezza sociale che attribuisce ai brand il compito di contribuire alla normalizzazione e all’accettazione dei difetti (6). Nuove ricerche sottolineano una maggiore consapevolezza del mercato sui valori di diversità e inclusione, spesso collegati anche ai temi di sostenibilità ambientale. Sempre più aziende si impegnano in iniziative visibili e concrete, mentre consumatori e consumatrici dimostrano un’apertura Per i riferimenti bibliografici, consultare la versione digitale disponibile tramite QRcode

5 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 crescente nei confronti dei brand inclusivi, con il 77,5% che li sceglie preferenzialmente. Sebbene l’Italia mantenga un approccio più teorico, si osservano segnali di cambiamento e una maggiore interazione con le forme di diversità rispetto al passato. Le pratiche inclusive su tematiche quali genere, etnia, orientamento sessuale, età, status socioeconomico, disabilità e credo religioso non solo migliorano la reputazione dei brand, ma ne rafforzano la fiducia da parte di consumatori e consumatrici. Questi risultati si riflettono positivamente anche nell’indice di passaparola (Net Promoter Score), che per i marchi più inclusivi raggiunge il +86,5%, in crescita di +5,3 punti rispetto all’anno precedente. Questi dati dimostrano che il mercato sta premiando i brand capaci di adattarsi ai valori e alle richieste di consumatori più consapevoli. Rappresentare identità diverse e utilizzare linguaggi rispettosi e accessibili non è solo una necessità sociale, ma anche una strategia per costruire una bellezza inclusiva (7). Questi dati dimostrano che il mercato sta premiando i brand capaci di adattarsi ai valori e alle richieste di consumatori più consapevoli. Rappresentare identità diverse e utilizzare linguaggi rispettosi e accessibili non è solo una necessità sociale, ma anche una strategia per costruire una bellezza inclusiva. ETNIE, ABILITÀ E GENERI: GOODBYE STEREOTIPI Il mondo del beauty si sta liberando dalle etichette e dagli stereotipi, trasformandosi in un’industria che celebra la diversità su più fronti. Uno degli esempi più emblematici è Fenty Beauty, il marchio creato da Rihanna nel 2017, che ha rivoluzionato il mercato introducendo una gamma di fondotinta con 40 tonalità diverse (8). Questa scelta non solo ha risposto a un vuoto di mercato, ma ha anche lanciato un messaggio chiaro all’industria: ogni carnagione merita rappresentazione. L’impatto di Fenty è stato così potente da spingere altri brand ad ampliare le loro linee di colori per soddisfare una clientela più variegata ed esigente. L’accessibilità ha assunto un ruolo altrettanto cruciale nell’evoluzione dell’industria: Victorialand Beauty si distingue per il suo sistema di simboli tattili, che permette ai consumatori non vedenti di identificare facilmente i prodotti, un esempio di come il design possa abbattere barriere pratiche e simboliche (9); Herbal Essences ha introdotto etichette in Braille per shampoo e balsami, rendendoli i primi prodotti per la cura dei capelli accessibili alle persone con disabilità visive in grande distribuzione (10); Guide Beauty, invece, ha ideato strumenti di make-up ergonomici progettati seguendo l’Universal Design, combinando funzionalità e accessibilità (11). A queste innovazioni si aggiungono soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Lancôme HAPTA, sviluppato da L’Oréal, è un dispositivo intelligente progettato per persone con mobilità limitata. Grazie a sensori avanzati e tecnologia di stabilizzazione del movimento, HAPTA consente di applicare il trucco con precisione, restituendo autonomia e fiducia a chi lo utilizza (12). Allo stesso modo, Estée Lauder ha lanciato il Voice-Enabled Makeup Assistant, un’app basata sull’intelligenza artificiale che guida gli utenti non vedenti o ipovedenti nell’applicazione del make-up. Utilizzando la fotocamera dello smartphone e comandi vocali, l’app fornisce feedback dettagliati sull’uniformità e la precisione del trucco, rendendo l’esperienza di bellezza più accessibile e inclusiva (13). Ciò a dimostrazione che possiamo persino servirci della tecnologia per abbattere barriere pratiche e simboliche. Anche l’inclusività di genere si è affermata come un motore chiave dell’innovazione nel settore beauty. Sull’esempio di mercati pionieri come quelli asiatici, dove il make-up genderless era già una realtà affermata, numerosi brand hanno iniziato a proporre linee di prodotto gender-neutral, superando le tradizionali distinzioni binarie per abbracciare un pubblico più ampio e fluido (14). Figura 1. Victorialand Beauty – simboli tattili. Figura 2. Herbal Essences – simboli tattili. Figura 3. L’Oréal - Lancôme HAPTA* Figura 4. Estée Lauder - Voice-enabled makeup assistant Figura 5. Make up genderless

6 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 BEAUTY CAMPAIGN: IL VIAGGIO DALL’OMOLOGAZIONE ALL’AUTENTICITÀ Per decenni la pubblicità ha rafforzato stereotipi monolitici che associavano la bellezza a ideali binari e irrealistici. Tuttavia, con il crescente attivismo della Generazione Z e la loro domanda di autenticità, diversità e inclusività, il paradigma sta rapidamente cambiando. Per questa generazione, la bellezza non è solo un concetto estetico, ma una celebrazione dell’individualità e dell’espressione personale (15). Le campagne pubblicitarie inclusive hanno dato nuova vita al settore. Esempi emblematici includono: • Wycon – Androgyny: Lanciata nel 2017, la campagna del brand italiano ha scelto come volto un uomo dimostrando come l’innovazione possa essere uno strumento efficace per sfidare e decostruire gli stereotipi di genere (16). • Dove – Campaign for Real Beauty: Lanciata nel 2004, questa campagna ha sfidato gli stereotipi di bellezza mostrando donne vere di diverse età, etnie e corporature. Ha promosso un concetto di bellezza autentica e imperfetta (17). • Clinique – Even Better Foundation: Una campagna social che ha coinvolto influencer uomini e donne per promuovere 42 tonalità di fondotinta, sfatando il mito che il trucco sia solo per le donne (17). • Gucci – Beauty Network: Con il messaggio “La bellezza autentica sta nell’imperfezione”, Gucci ha scelto testimonial anticonvenzionali, come Dani Miller, per promuovere i suoi rossetti (17). • MAC – Viva Glam con Winnie Harlow: Per celebrare i 25 anni della lotta contro l’AIDS, MAC ha collaborato con la modella Winnie Harlow, nota per la sua vitiligine (17). • Gucci – Unconventional Beauty: Ha celebrato la diversità e il body positive con testimonial come Ellie Goldstein, modella con sindrome di Down: un messaggio forte per promuovere la diversità (18). • Pupa Milano – Unique and United: Una campagna che esalta la femminilità in tutte le sue forme, con testimonial come Nina Rima, modella bionica, e un messaggio rivolto a ogni donna: valorizzare la propria forza interiore, trasformare le difficoltà in opportunità e non perdere la fiducia in sé (18). • Sephora – The Unlimited Power of Beauty: Ha promosso una bellezza inclusiva e diversificata, con un focus su corpi e identità non convenzionali (18). Le campagne pubblicitarie da sole però oggi non bastano più: i consumatori cercano coerenza tra immagine e valori aziendali. Il rischio di “inclusion washing” è elevato: molte aziende usano volti diversificati ma non hanno politiche inclusive interne o reali investimenti nelle comunità rappresentate. NUOVE METRICHE, NUOVI LINGUAGGI: MISURARE L’INCLUSIVITÀ Per molto tempo, l’efficacia del marketing è stata misurata esclusivamente in termini di conversioni e ROI. Oggi, però, le aziende più lungimiranti integrano nei propri KPI indicatori di inclusività, rappresentanza e impatto sociale, rendendo la misurazione dell’inclusività un indicatore strategico cruciale (19). Organizzazioni come SeeMe Index hanno sviluppato strumenti per valutare l’effettiva inclusione dei brand, valutandoli su tre componenti chiave (pubblicità, prodotto/sito web, scopo del brand) attraverso sei dimensioni identitarie (espressione di genere, tonalità della pelle, età, orientamento sessuale osservato, dimensione corporea e disabilità visibile) (20). Nella classifica pubblicata dal SeeMe Inclusivity Index for Beauty 2025, tra i top brand che hanno ricevuto la “Certified Inclusive” per il loro forte impegno, figurano e.l.f. Beauty, Dove, Maybelline New York, Rare Beauty, MAC e L’Oréal Paris (21). In parallelo, l’uso della sentiment analysis sta emergendo come uno strumento cruciale per comprendere le percezioni dei consumatori. Attraverso tecniche di machine learning, che sfruttano algoritmi di apprendimento automatico, come il Multiclass Support Vector Machine (MSVM), è possibile classificare le opinioni degli utenti in diverse categorie, analizzando il feedback su piattaforme social, come Twitter. Questo approccio consente ai brand di monitorare le reazioni e le opinioni dei consumatori, migliorando la capacità di adattare le strategie di marketing alle loro esigenze. Lo studio sottolinea l’importanza dell’analisi del sentiment nel comprendere le preferenze dei clienti e nel migliorare le strategie di marketing nel settore cosmetico (22). Figura 6. Wycon – Androgyny Figura 7. Dove - Campaign For Real Beauty Figura 8. Gucci Campaign – Beauty Network Figura 9. Gucci Campaign - Unconventional Beauty

7 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 Infine, il report di Kantar rivela che il 75% dei consumatori considera la reputazione di un brand in termini di diversità e inclusione un fattore determinante nelle decisioni di acquisto. Questo dimostra che l’inclusività non è solo una questione etica, ma anche una leva strategica per la crescita aziendale. I brand che investono in pubblicità progressiva e inclusiva registrano un aumento delle vendite del 16%, oltre a un impatto positivo sulla fedeltà dei consumatori e sulla percezione del valore del marchio (23). In sintesi, la capacità di misurare l’inclusività attraverso metriche innovative rappresenta un passo fondamentale verso un marketing più etico e rappresentativo nel mercato odierno. INCLUSIVITÀ AUTENTICA O TOKENISMO COMMERCIALE? Nel settore cosmetico contemporaneo, l’inclusività si è affermata come un potente strumento di branding, ma la sua applicazione non sempre si traduce in autenticità. Sempre più brand si impegnano a mostrarsi inclusivi e intersezionali, spesso sfruttando questi concetti come leve di marketing per migliorare la propria immagine e attirare consumatori attenti alla diversità e alla rappresentazione (24). Con la sempre maggiore richiesta di inclusività da parte dei consumatori, le aziende hanno iniziato ad incorporare nelle loro campagne immagini di persone con disabilità, di etnie diverse e di generi distinti. Tuttavia, queste rappresentazioni si limitano spesso a semplici gesti simbolici, svuotati di significato e disconnessi da pratiche aziendali concrete, trasformando un valore sociale importante in un mero strumento di marketing (24). Questa dinamica è conosciuta come “tokenismo” e rischia di mascherare barriere strutturali ancora più profonde, perpetuando disuguaglianze e stereotipi.Il tokenismo, infatti, non solo ostacola gli sforzi verso un’inclusività autentica, ma può anche compromettere la fiducia dei consumatori e danneggiare la reputazione del brand (25). Per contrastare tali pratiche, è necessario adottare un approccio che integri la diversità in modo autentico e strutturale, creando ambienti nei quali le diverse prospettive siano valorizzate e diventino parte integrante della narrazione del brand. Solo combinando una comunicazione inclusiva con pratiche interne concrete — come la revisione delle politiche aziendali e il coinvolgimento attivo delle comunità marginalizzate — si potrà trasmettere un messaggio veramente autentico e favorire una reale trasformazione culturale (24). CONCLUSIONI Il panorama del marketing cosmetico sta vivendo un momento di profonda trasformazione, in cui l’inclusività non è più un valore accessorio, ma una necessità integrata nella comunicazione e nella cultura aziendale (3). Come dimostrano le metriche e i risultati riportati, i brand che adottano pratiche realmente inclusive non solo ottengono maggiore engagement, ma conquistano anche una fiducia duratura da parte dei consumatori. Per esempio, il 63% degli americani si dichiara ispirato da campagne pubblicitarie che promuovono la diversità, mentre il 47% ha scelto di supportare o acquistare da brand che dimostrano inclusività nelle loro comunicazioni e prodotti. Cresce, dunque, sempre di più la tendenza nel marketing cosmetico a passare da un approccio ‘aspirazionale’ a uno ‘ispirazionale’ (26). Tuttavia, l’autenticità resta il cardine su cui costruire il successo: un marketing inclusivo che si limita al simbolismo rischia di compromettere la credibilità dei brand, come evidenziato dal fenomeno del “tokenismo” (5). L’evoluzione verso un approccio olistico, che coniuga l’integrazione di politiche DEI, co-creazione con le comunità rappresentate, rappresentazioni autentiche e investimenti concreti, è essenziale per rispondere alle esigenze di una società sempre più consapevole (4). Solo evolvendosi in questa ottica, con l’inclusività al centro di una bellezza che abbraccia la diversità e contribuisce al progresso sociale, il settore cosmetico potrà rafforzare la propria competitività e instaurare connessioni genuine con i propri consumatori.

10 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 RUBRICA: E ADESSO MAKE-UP! Nell’immaginario della maggior parte delle persone quando si parla di prodotti di make-up in stick viene associata l’idea di un rossetto. Formalmente questo prodotto può essere considerato il capostipite della categoria, quello che sin dalla sua prima uscita sul mercato, nel primo decennio del ‘900, è rimasto fedele a sé stesso. Molte sono poi state nel tempo le declinazioni dei prodotti per labbra (colati in vasetto o fondello, fluidi in flaconette, in tubetto, e via dicendo), ma il vero riferimento per truccare le labbra in maniera perfetta rimane sempre il classico pastello che viene estratto dal packaging con iconica e femminile gestualità. Ma la sua praticità, la comodità e la maneggevolezza hanno ben presto contagiato un’altra tipologia di prodotto: il fondotinta. Era la fine degli anni ’50 del 900 quando Max Factor lanciò sul mercato il “Pan Stick”. In un packaging dalla forma ovoidale grande il doppio circa di un rossetto era contenuto un pastello cremoso ideato “per essere applicato con la facilità di un rossetto in meno di 20 secondi”. Già allora si iniziava ad avvertire la necessità di avere a disposizione un trucco che coniugasse funzionalità e facilità d’uso. E arrivando ai giorni nostri si osserva sempre di più che questa tipologia di prodotti è diventata una macro-tendenza e sta acquistando una popolarità e un consenso crescente, al punto tale che anche i marchi di alta profumeria hanno nelle loro linee fondotinta in stick con funzionalità diversificate. La semplicità di poterlo portare agevolmente con sé per ritocchi veloci ovunque, anche durante i viaggi aerei perché privo di acqua, lo posiziona tra i prodotti più utilizzati da avere nel proprio beauty. La continua innovazione sul piano formulistico ha modificato notevolmente l’applicazione e la resa finale: i primi stick rilasciavano uno strato di colore spesso e pesante, inoltre frequentemente evidenziavano in maniera innaturale i tratti del viso dando un aspetto piuttosto artificioso. Con l’avvento di nuove materie prime (soprattutto cere, polveri sensoriali, ma anche pigmenti rivestiti ed esteri) si sono raggiunti due traguardi molto importanti: innanzitutto la stesura risulta più agevole, scorrevole e il film depositato è decisamente più leggero al punto tale che si fonde con la grana della pelle lasciando un aspetto molto naturale e “fresco”, quasi che il viso non sia truccato, ma nascondendo contemporaneamente le piccole imperfezioni. Inoltre, alcuni prodotti, definiti due in uno, presentano una doppia praticità: agiscono al contempo da correttore e fondotinta risultando quindi ancora più pratici, funzionali e sostenibili. La formulazione di un fondotinta in stick non è esattamente uguale a quella di uno stick per le labbra. Entrambi sono sì prodotti anidri che presentano pigmenti al loro interno e che vanno applicati sul viso, ma la loro funzionalità è completamente diversa. Innanzitutto, la differenza di diametro: lo stick viso ha un diametro decisamente superiore a quello di uno stick per le labbra (anche e non solo per ragioni pratiche) e questo incide notevolmente sui tempi di raffreddamento e sulla reticolazione delle cere. In genere è contenuto in un packaging che protegge tutto lo stick: durante l’uso la base viene ruotata in modo da esporre solo una piccola parte dello stick per permettere l’applicazione sul viso. Il rossetto invece fuoriesce dal packaging per almeno la metà della sua lunghezza: durante l’applicazione la forza impressa per farlo scorrere sulle labbra potrebbe determinare l’inclinazione, se non addirittura la rottura, del pastello se questo non è formulato con il giusto bilanciamento tra parte solida e parte liquida. In secondo luogo, la texture: il rossetto deve avere una texture cremosa (sia essa matt o brillante) ma che non si infiltri nelle piccole rughe del così detto “codice a barre” e che scivoli gradevolmente sulle labbra. L’area di contatto tra labbra e pastello è decisamente inferiore rispetto all’area di contatto tra viso e fondotinta in stick e questo garantisce una maggiore facilità di scorrevolezza. Anche il fondotinta deve scivolare bene in applicazione e rilasciare la corretta dose di prodotto, ma il rischio è che si creino delle piccole “increspature” sulla pelle dovute proprio a un non corretto equilibrio tra struttura e dimensione dello stick. L’associazione tra una formulazione clean, texture innovativa (magari transforming), praticità d’uso e applicazione (un packaging ben studiato fa la differenza), renderanno questa classe di prodotto sempre più forte sul mercato e sempre più amata dalle giovani generazioni. Rubrica pubblicata su Beauty Horizons Inquadra il QR code per consultare la versione digitale. KEYWORDS GIUSEPPINA VISCARDI R&I Cosmetic Consultant, Italia Giuseppina Viscardi è laureata in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Milano. Master in Scienza e Tecnologie Cosmetiche presso l’Università di Siena. Cosmetologa ed esperta formulatrice di prodotti cosmetici per il make up, in particolare prodotti colati. Ha lavorato presso i più importanti laboratori di ricerca italiani del make up: Intercos, Tecnocosmesi, Gamma Croma (ora Chromavis). Da 15 anni consulente R&I. Make-up in stick Tendenze beauty Innovazione formulistica Il trucco è in uno stick

Nel cuore della trasformazione contemporanea, tra crisi ambientali e ridefinizione dei valori, emergono due visioni che stanno riscrivendo il senso stesso della bellezza: il metatrend® Grande Madre e l’etica del Viandante di Umberto Galimberti, noto sociologo e filosofo italiano. Due archetipi che convergono in una prospettiva biocentrica in cui la vita, bios, è al centro, spirituale e profondamente ecologica, dove la bellezza non è più prestazione, ma relazione. La Bellezza come Cammino e Cura Il Viandante attraversa il mondo senza possederlo, in ascolto del paesaggio e della vita. La Grande Madre è l’archetipo generativo, fertile e relazionale, che ispira una bellezza sistemica, fluida, inclusiva. Entrambe rifiutano il dominio della tecnica e della performance, per abbracciare lentezza, ritualità e cura del vivente. Questa convergenza apre la strada a una cosmetica futuristica che non si limita a “funzionare”, ma trasforma e rigenera. Cosmetica Filosofica e Sensoriale La cosmetica del futuro, secondo gli studi di trend forecasting dell’Osservatorio Bregaglio, supera la funzionalità e diventa pensiero incarnato, esperienza multisensoriale, gesto rituale. Ecco i segnali che stanno ridefinendo il panorama beauty per brand, formulatori e creativi. 1. Tecnologia Empatica & Biointelligente La tecnologia non invade, ma accompagna. Formule adattive, sensori biometrici e packaging interattivi si sintonizzano con lo stato emotivo e fisiologico dell’individuo. Il prodotto diventa compagno di viaggio, non strumento di controllo. 2. Ritualità Spirituale & Immersione Sensoriale La bellezza si fonde con arte, meditazione e memoria ancestrale. Spazi multisensoriali e prodotti rituali trasformano l’atto cosmetico in esperienza trasformativa. La bellezza non si applica, si vive. 3. Cosmetica Biocentrica & Rigenerativa La pelle è parte del vivente, non superficie da modificare. Ingredienti post-naturali e biotecnologie etiche rigenerano pelle e ambiente, sincronizzandosi con ritmi circadiani e lunari. Il corpo è paesaggio da attraversare, non da conquistare. 4. Inclusività Radicale & Identità Fluida La bellezza abbraccia ogni pelle, ogni storia, ogni transizione. Prodotti genderless, ageless e culturalmente adattivi si affiancano ad avatar cosmetici e storytelling identitario. Ogni pelle è terra sacra, ogni identità è paesaggio interiore. Conclusione: Il Beauty come Atto Filosofico Come diceva Li Edelkoort, famosa trend forecaster, “il futuro non è una tendenza, è un cambiamento di coscienza”. E oggi, il beauty è chiamato a generare senso, nutrire relazioni, accogliere il vivente. La bellezza è cura verso di sé e atto d’amore per il mondo, per il Tutto. È un invito a riscoprire il senso nel cammino, nell’ascolto, nella relazione con il vivente. LA GRANDE MADRE E IL VIANDANTE di Cristina Minelle – Marketing Manager & Coolhunter, Osservatorio Bregaglio 12 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 Pubbliredazionale Nuove Etiche per la Bellezza Rigenerativa Ti aspettiamo allo stand Bregaglio C50 per scoprire le nostre formulazioni biocentriche. Troverai una bellezza che accoglie.

14 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 INTERVISTA A... Con il nuovo pacchetto omnibus di semplificazione normativa, che interessa sia il Regolamento Cosmetici sia il Regolamento CLP, si percepisce un cambio di passo rispetto all'iper-regolamentazione di cui sentiamo spesso parlare. Come valuta il settore questa evoluzione? Il pacchetto di semplificazione rappresenta, almeno nelle intenzioni, un segnale positivo. Negli ultimi anni abbiamo vissuto un’intensificazione della pressione regolatoria, spesso caratterizzata da una certa rigidità e da sovrapposizioni normative che hanno rallentato l’innovazione e aumentato significativamente i costi di compliance. La proposta di intervento sul Regolamento Cosmetici e sul CLP in chiave semplificativa sembra andare nella giusta direzione. La Commissione non propone di abbassare la guardia su sostenibilità e sicurezza — che restano, sia per le Autorità che per l’Industria, priorità fondamentali — ma punta a rendere i processi più snelli, chiari e coerenti. Il Pacchetto Omnibus nasce con l’obiettivo di riequilibrare le esigenze di tutela con quelle di competitività industriale, un tema fondamentale per mantenere vivo il tessuto produttivo europeo in un contesto globale sempre più competitivo. Naturalmente, sarà essenziale che la semplificazione sia reale e non solo formale, e che venga accompagnata da linee guida chiare e da un dialogo costante con le imprese. Per ora, però, si percepisce finalmente un cambio di passo. E questo, già di per sé, è un segnale incoraggiante. Quali novità introdotte dalla proposta di semplificazione sul Regolamento Cosmetici ritiene più promettenti per il settore? Come affronterà Mapic questo contesto di cambiamento? La proposta di semplificazione del Regolamento Cosmetici mira a introdurre novità che, se ben attuate, possono alleggerire il carico burocratico senza compromettere la sicurezza. Tra i punti più promettenti c’è la revisione degli allegati su conservanti, filtri UV e coloranti: non solo restrizioni, ma anche un percorso più chiaro per l’inserimento di nuove sostanze, in linea con l’evoluzione scientifica. Positivo anche l’intervento sull’articolo 15 (sostanze CMR), che punta a semplificare le procedure senza abbassare il livello di tutela, così come l’approccio più pragmatico alla comunicazione dei nanomateriali, pensato per ridurre gli oneri e migliorare la gestione dei dati. In questo contesto di cambiamento, è fondamentale il ruolo della vita associativa. Mapic, come attore chiave in EFfCI, continua a rappresentare con impegno il settore degli ingredienti cosmetici a livello europeo. In un periodo di forti incertezze globali, le aziende devono affrontare sfide complesse che rendono difficile la pianificazione strategica. Partecipare attivamente all’associazione, alle riunioni e ai working group, è oggi più che mai essenziale per trasformare queste sfide in opportunità. È solo unendo le forze che possiamo affrontare con fiducia un contesto sempre più complesso. Link alla Proposta di semplificazione di EUCom: https://singlemarket-economy.ec.europa.eu/publications/simplification-certainrequirements-and-procedures-chemical-products_en Presidente, MAPIC Board Member, EFfCI

15 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 Making Cosmetics: come sarà presente Mapic quest’anno? Sappiamo che organizzerà l'annuale appuntamento del Mapic Tech Day, per fare il punto sullo stato del settore. Ci potete dare delle anticipazioni? Sarete presenti anche alla Conferenza tecnicoscientifica. Di che cosa parlerete? Anche quest’anno Mapic sarà presente a Making Cosmetics con il Mapic Tech Day, il nostro Comitato Tecnico aperto che, da oltre dieci anni, rappresenta un’occasione concreta di confronto e aggiornamento per il comparto degli ingredienti cosmetici. L’appuntamento vuole essere non solo informativo, ma anche partecipativo: al centro dell’incontro ci saranno temi di forte attualità e impatto per il settore, come microplastiche, deforestazione, CLP e sostenibilità. L’obiettivo è offrire un aggiornamento puntuale e operativo sugli sviluppi normativi che coinvolgono l’intera filiera, creando uno spazio di dialogo diretto tra esperti, aziende e stakeholder. Mapic parteciperà inoltre alla Conferenza tecnica organizzata da SICC e Teknoscienze, dedicata quest’anno al mondo del make-up. Qui porteremo una riflessione su alcuni ingredienti chiave per il make-up e sulle principali sfide regolatorie che il settore si trova ad affrontare, tra innovazione, sicurezza e requisiti di mercato. Federico Piva è Componente nel Consiglio di Amministrazione di Roelmi HPC Srl ed è il Presidente del Gruppo Mapic. Inoltre fa parte del Board of Directors di EFfCI e dello Steering Committee di Making Cosmetics. Intervista pubblicata su Beauty Horizons Inquadra il QR code per consultare la versione digitale. Vi invitiamo a partecipare numerosi: sarà un’occasione per ascoltare, confrontarsi, porre domande e condividere esperienze. In un contesto in continua evoluzione come quello cosmetico, questi momenti di scambio diventano fondamentali per crescere insieme e affrontare con consapevolezza le sfide future.

18 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 SILVIA TURRONI Università di Bologna | Italia Silvia Turroni è Professore Associato in Chimica e Biotecnologia delle Fermentazioni, Dip. Farmacia e Biotecnologie, Università di Bologna (Bologna, Italia). La sua attività di ricerca, documentata da >220 pubblicazioni in riviste internazionali e >160 partecipazioni a congressi, riguarda principalmente il profiling composizionale e funzionale del microbioma umano e il suo impatto sulla salute. Microbiota intestinale Probiotici Postbiotici Disbiosi Salute intestinale Terapia biotica Tecnologie avanzate BIOTICI Il microbiota intestinale è considerato un organo fondamentale per la salute umana, influenzando metabolismo, sistema immunitario e nervoso. Le alterazioni del microbiota (disbiosi) sono implicate in numerose patologie e nella risposta alle terapie. I probiotici, microrganismi vivi che apportano benefici alla salute, sono utilizzati per modulare la composizione del microbiota. Recenti scoperte hanno portato all’identificazione di nuovi probiotici e postbiotici, come Akkermansia muciniphila, che mostrano potenziale terapeutico in disturbi metabolici e infiammatori. Le terapie biotiche personalizzate, supportate da tecnologie avanzate come il sequenziamento di nuova generazione e l’intelligenza artificiale, potrebbero rappresentare il futuro per il trattamento su misura delle patologie legate al microbiota. Abstract Articolo pubblicato su Nutra Horizons Inquadra il QR code per consultare la versione digitale. Probiotici e postbiotici: il futuro delle strategie di modulazione del microbioma intestinale Il microbiota intestinale è ormai considerato a tutti gli effetti un organo del corpo umano, che contribuisce in maniera determinante a diversi aspetti della sua salute, come metabolismo, e funzionalità del sistema immunitario e nervoso (1). Ad oggi, un’alterazione del microbiota intestinale, o “disbiosi”, è stata confermata in molteplici setting clinici e dimostrata giocare un ruolo nell’insorgenza e progressione di numerose patologie (non solo intestinali), così come nella risposta alle terapie. Non stupisce pertanto che strategie di modulazione del microbiota siano state messe in atto e perfezionate nel corso degli anni per il ripristino mirato di una configurazione promotrice della salute (o cosiddetta “eubiotica”) (2). Qui di seguito saranno discussi in particolare i probiotici e i più recenti postbiotici, incluse le attuali linee di ricerca per una modulazione del microbiota che sia realmente personalizzata e di precisione. PROBIOTICI TRADIZIONALI Con il termine probiotico, si fa riferimento a microrganismi vivi che, quando somministrati in adeguate quantità, conferiscono un beneficio alla salute dell’ospite (3). I probiotici attualmente sul mercato includono ceppi batterici appartenenti principalmente ai generi Bifidobacterium e Lactobacillus, ma anche alle specie Streptococcus thermophilus, Enterococcus faecium, e Bacillus spp., così come il ceppo Escherichia coli Nissle 1917 e ceppi del lievito Saccharomyces boulardii. Si tratta di microrganismi GRAS (“generally recognized as safe”), ai quali sono stati attribuiti molteplici effetti sulla fisiologia umana, anche a livello extra-gastrointestinale, tra cui miglioramento della salute cardio-metabolica, mentale, epatica, respiratoria, delle ossa e della pelle (4). Tali effetti sono mediati dal metabolismo di nutrienti (con miglioramento, ad esempio, dell’intolleranza al lattosio), dall’antagonismo diretto e indiretto nei confronti dei patogeni, dal miglioramento della funzione di barriera, dall’immunomodulazione, dalla riduzione della sensibilità viscerale (con un generale effetto analgesico), dalla comunicazione con gli altri organi del corpo (ad esempio, lungo l’asse intestino-cervello) e, ovviamente, dalla modulazione del microbiota intestinale. Va ricordato che la maggior parte di questi effetti non sono condivisi da tutti i probiotici ad oggi conosciuti e che, in particolare, la produzione di specifici bioattivi e gli effetti immunologici, endocrinologici e neurologici tendono ad essere ceppo-specifici, per cui “one size does not fit all” (5, 6). Tuttavia, i probiotici continuano ad essere considerati come un’entità omogenea, e le interazioni meccanicistiche con il microbiota e l’ospite non sono ancora del tutto note. Per i riferimenti bibliografici, consultare la versione digitale disponibile tramite QRcode KEYWORDS

POSTBIOTICI Il termine postbiotico è stato recentemente introdotto, in sostituzione di termini come “paraprobiotici” o “probiotici fantasma”, per identificare preparazioni di microrganismi inanimati e/o loro componenti che conferiscono un beneficio alla salute dell’ospite (16, 17, 18, 19). La maggior parte degli effetti dei probiotici sono infatti mediati da molecole di superficie (come acido lipoteicoico della parete cellulare dei batteri Gram+, esopolisaccaridi, e pili), o da molecole secrete (come acidi grassi a corta catena e batteriocine), per cui la somministrazione diretta delle molecole coinvolte potrebbe essere sufficiente ad indurre gli effetti desiderati, come modulazione del microbiota, miglioramento della funzionalità di barriera, modulazione delle risposte immunitarie e di quelle metaboliche, e signaling lungo l’asse “gutbrain”. Inoltre, in alcune circostanze, somministrare probiotici potrebbe essere sconsigliato, come nel caso di pazienti con sistema immunitario compromesso. Un esempio di postbiotico attualmente sul mercato è A. muciniphila, per la gestione del peso ed il controllo glicemico (20). Come dimostrato in uno studio “proof of concept”, anche nella forma pastorizzata A. muciniphila induceva il miglioramento di una serie di parametri metabolici in volontari in sovrappeso e obesi (21). È importante ricordare che, perché un postbiotico sia considerato tale, occorre una caratterizzazione molecolare approfondita del microrganismo di partenza, unitamente ad una descrizione dettagliata della procedura di inattivazione (e la conferma che questa sia avvenuta), la dimostrazione di un beneficio per la salute nell’ospite mediante una sperimentazione controllata di alta qualità, la descrizione dettagliata della composizione della preparazione postbiotica, e la valutazione della sicurezza nell’ospite per l’uso previsto. CRITICITÀ E PROSPETTIVE FUTURE Benché la necessità di terapie biotiche personalizzate e di precisione sia sempre più riconosciuta, molte domande restano ancora senza risposta. Ad esempio, in che modo le caratteristiche dell’ospite (genetica, dieta, stile di vita, parametri clinici, etc.) e quelle del microbiota (profilo composizionale e funzionale) influenzano l’efficacia e, di conseguenza, la scelta dei biotici? Come dovrebbe essere ottimizzata la somministrazione, in termini di dosaggio, durata e tempistica (prima, durante o dopo i pasti)? Inoltre, per i probiotici, sono più efficaci le formulazioni singole o multiceppo e, in quest’ultimo caso, quali ceppi dovrebbero essere selezionati? Quali sono i meccanismi d’azione alla base degli effetti noti dei biotici? Per rispondere a queste domande, il futuro delle strategie di modulazione del microbiota deve necessariamente prevedere una caratterizzazione quanto più olistica possibile dell’individuo, includendo lo studio del microbiota attraverso l’impiego di tecniche multi-omiche, approcci di biologia di sistema e, non ultimo, di intelligenza artificiale, al fine di identificare la terapia più adeguata nello specifico contesto. E forse tutto questo è ancora più vicino di quanto si pensi (22). PROBIOTICI DI NUOVA GENERAZIONE Più recentemente, grazie allo studio del microbiota intestinale mediante tecniche di “next-generation sequencing”, sono stati identificati nuovi microrganismi associati alla salute, che potrebbero rappresentare probiotici di nuova generazione o bioterapeutici vivi (secondo la definizione della FDA – Food and Drug Administration, trattasi di prodotto biologico che contiene organismi vivi – come i batteri, è applicabile alla prevenzione, trattamento o cura di una malattia o condizione umana, e non è un vaccino) (7). Si tratta di componenti dominanti del microbiota intestinale adulto con un ruolo funzionale chiave come, ad esempio, Faecalibacterium prausnitzii (produttore di butirrato dalle proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie, particolarmente promettente per il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali) (8), Akkermansia muciniphila (batterio mucolitico associato, tra l’altro, a migliorata funzionalità di barriera, aumentata produzione di peptidi antimicrobici e cellule T regolatorie, e migliorata tolleranza al glucosio, promettente per il trattamento di disordini metabolici) (9), Christensenella (batterio antinfiammatorio associato ad un ridotto indice di massa corporea e ad un invecchiamento in salute) (10), e alcune specie di Bacteroides (associate a migliorata immunosorveglianza tumorale) (11). Inoltre, è stato valutato di utilizzare organismi GRAS o commensali come veicolo per il rilascio di molecole bioattive o per esprimere determinate funzionalità. Un esempio è il probiotico ingegnerizzato E. coli Nissle 1917 che è stato modificato per legarsi in maniera specifica sulla superficie delle cellule cancerose ed esprimere mirosinasi, enzima che converte i glucosinolati delle crucifere in isotiocianati come il sulforafano, piccola molecola dalle note attività antitumorali (12). Studi in vitro e in modello animale hanno dimostrato una significativa regressione del tumore del colon-retto e una ridotta insorgenza di recidive. Altre possibili strategie includono E. coli Nissle 1917 modificato per esprimere un enzima che degrada l’amminoacido fenilalanina in metaboliti non tossici (promettente per il trattamento della fenilchetonuria, malattia causata dall’accumulo di fenilalanina con gravi complicanze neurologiche) (13), Listeria monocytogenes attenuata che rilascia antigeni tumorali per la vaccinazione contro il cancro (in fase di sperimentazione clinica per il trattamento adiuvante del cancro della cervice, della prostata e del pancreas) (14), e Lactococcus lactis modificato per rilasciare proinsulina e interleuchina IL-10, portando all’induzione delle cellule T regolatorie e al loro “homing” nelle isole pancreatiche (nelle fasi iniziali del diabete di tipo 1, questo allevia i processi autoinfiammatori e migliora la produzione di insulina) (15). Tuttavia, nonostante i risultati promettenti, permangono una serie di criticità, come quelle legate alla sicurezza (specialmente dell’utilizzo di patogeni attenuati), al rischio di trasmissione di plasmidi di resistenza agli antibiotici ed elementi genetici mobili, e alla stabilità genetica dei ceppi. Connettiti con Women in Nutraceuticals (WIN) Unisciti a Women in Nutraceuticals (WIN) a Making Cosmetics & In-Vitality 2025 — un’iniziativa globale che promuove la leadership, l’innovazione e la crescita delle donne nel settore nutraceutico. WIN è impegnata a favorire l’equità di genere attraverso programmi di mentorship, sviluppo della leadership e ricerche che valorizzano il contributo delle donne in tutti gli ambiti dell’industria. Non perdere la nostra sessione speciale: “Valorizzare le Donne nel Settore Nutraceutico: La Missione e l’Impatto di WIN” - Giovedì 20 novembre alle ore 10:10 - TEATRO 2 Scopri come WIN sta creando opportunità concrete per la crescita professionale delle donne e per un impatto misurabile sul futuro della salute e della nutrizione. Connettiamoci, collaboriamo e costruiamo insieme una comunità nutraceutica più inclusiva. Vieni a trovarci al WIN Corner, presso lo stand di Deimos D19! Le rappresentanti di WIN ti aspettano per conoscerti, condividere idee e creare nuove connessioni.

20 Show Guide - a cura di TKS Publisher per Making Cosmetics | 19-20 Novembre 2025 RAFFAELLA COLOMBO Ricercatrice, Università degli Studi di Pavia, Italia Laureata con lode (2004) e dottorata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (2009), UniPv. Da fine 2010 come Ricercatore (Dip. di Scienze del Farmaco, UniPv) mi occupo di metodi per analisi alimentari/farmaceutiche. Sono autore di 61 pubblicazioni scientifiche e docente di Integratori Alimentari e Alimenti Particolari, Composti ad azione salutistica e tossica negli Alimenti e Analisi Farmaceutica 2 (Farmacia, UniPv). KEYWORDS SICUREZZA Il tema della sicurezza alimentare rappresenta una sfida economico-sociale globale e le frodi alimentari sanitarie costituiscono un grave problema a livello di sanità pubblica. Per quanto riguarda le frodi riguardanti gli integratori alimentari, la presenza di adulteranti o contaminanti può rappresentare un grande rischio per la salute, soprattutto in relazione all’enorme mercato europeo con alti consumi di questi prodotti. L’Italia si conferma al primo posto in Europa, i dati più recenti parlano di 30 milioni di acquirenti con una spesa di circa 4 mld di euro/anno. Diventa quindi fondamentale informare i consumatori che i prodotti che non vengono acquistati presso canali ufficiali e sicuri (farmacie/parafarmacie) possono essere potenzialmente soggetti a contraffazione, rappresentando un reale rischio per la salute. Abstract Articolo pubblicato su Nutra Horizons Inquadra il QR code per consultare la versione digitale. Gli integratori alimentari sono sempre sicuri? LA COMUNITÁ EUROPEA E LA SICUREZZA ALIMENTARE Le frodi alimentari possono essere solo commerciali se comprendono tutte le azioni fraudolente, sugli alimenti o sulle loro confezioni, che favoriscono illeciti profitti a danno del consumatore, ma che non determinano un concreto o immediato danno per la salute pubblica. Ben più gravi sono le cosiddette frodi sanitarie, che, con alta probabilità o certezza, possono invece rappresentare un danno per la salute dei cittadini. Per far fronte a questo, già dal 1979, la Comunità Europea (CE) ha istituito un importante sistema di protezione e controllo dei prodotti alimentari, il Rapid Alert System for Food and Feed - Rete di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi (RASFF), un sistema di allerta comunitario con una finestra consultabile anche dal pubblico, dov’è possibile trovare una raccolta di tutte le recenti segnalazioni, con paese d’origine del prodotto e della notifica e decisione finale sull’effettivo rischio per la salute (1). Il RASFF è un network in cui collaborano la CE, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ed autorità sanitarie europee. L’ultimo report RASFF annuale (2023) ha messo in evidenza un continuo aumento delle notifiche riguardanti frodi alimentari potenzialmente pericolose (2). IL MERCATO DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI IN ITALIA A livello europeo, l’Italia è da anni prima in classifica per la spesa in integratori alimentari (probiotici, sali minerali, vitamine e ricostituenti tra i prodotti più venduti), con un aumento del +60% di vendite in 10 anni fino a superare i 4.5 mld di euro (secondo dati 2023) (3). I luoghi di acquisto maggiormente utilizzati sono farmacie (78%) e parafarmacie (~7.5%), canali che permettono un certo controllo, sia a livello di vendita di prodotti sicuri, sia di consumo consapevole grazie alla presenza di figure professionali preparate sia ad eventuali spiegazioni per prodotti suggeriti da medici e specialisti (48.4% degli Italiani) sia a consigli per clienti che acquistano in autonomia (4). Gli acquisti online riguardano sì solo il 6.9% (4), ma sono quelli potenzialmente più soggetti a prodotti contraffatti (adulterati o contaminati), costituendo un grave rischio per la salute pubblica. L’ adulterazione riguarda un’aggiunta illecita intenzionale, mentre la contaminazione (biologica, chimica o fisica) consiste nella presenza, per la maggior parte non intenzionale, di sostanze dannose (5). IL RUOLO DEL MINISTERO DELLA SALUTE IN ITALIA Nonostante il Ministero della Salute (MSAL) protegga il consumatore, raccomandando di non acquistare al di fuori di canali ufficiali e fornenSicurezza alimentare Frodi alimentari Integratori alimentari Contraffazione Adulterazione Contaminazione Tecniche di analisi Per i riferimenti bibliografici, consultare la versione digitale disponibile tramite QRcode

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